STORIA DEL PALIO DEL MARE

 

Il Palio del Mare, anticamente chiamato "cursa re varchi" ("corsa delle barche"), è una regata dedicata a San Gaetano, patrono di Portopalo di Capo Passero, e rappresenta l'appuntamento di più antica e consolidata tradizione storica dell'estate portopalese. Le prime edizioni vedevano in gara barconi a sei remi che tagliavano splendidamente il mare ma sottoponevano a una fatica immensa gli equipaggi a bordo. Negli anni Sessanta si passò ad equipaggi composti da quattro elementi, con minore spettacolarità ma con una rivalità intatta che usciva persino dai confini comunali arrivando fino a Marzamemi, la cui edizione della regata a mare ha fatto da contraltare a quella di Portopalo in nome di una competizione tra Comuni (Marzamemi è una frazione di Pachino, comune del quale ne ha fatto parte fino al 1975 anche Portopalo) sfociata in un aspro e mai sopito campanilismo. Gli aneddoti e gli episodi che si possono raccontare sul Palio sono talmente tanti da poter scrivere un libro, a cominciare dagli anni cinquanta, quando si fronteggiavano gli equipaggi all'ex "Porto longobardo" in quella che la suddivisione rionale ha denominato zona "Canalazzo - Pizzuta".

Il palio del mare a Portopalo è un elemento caratterizzante la storia del nostro comune e non può mancare nell'estate portopalese. Le edizioni più combattute sono state quelle a cavallo fra gli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Settanta, periodi in cui la caratteristica del lavoro a mare era tale da rendere inutili gli allenamenti perché le poche barche esistenti in paese ed appartenenti a pochissime famiglie benestanti di Portopalo, che si spostavano al largo per le battute di pesca, erano tutte a remi. I pescatori arrivavano all'appuntamento del palio completamenti rodati dalla dura fatica quotidiana ed inoltre si gareggiava per pura sportività, senza parlare mai di premi e medaglie. L'importante era tagliare per primi il traguardo per poi vantarsi con i rivali fino all'edizione dell'anno seguente.


Altri tempi, altra mentalità. Le generazioni passate attendevano il giorno di San Gaetano per onorare Il patrono e per gareggiare con le barche poiché per il resto dell'anno pochi erano i momenti di svago. Tra le imbarcazioni che hanno superato i confini italiani, partecipando a una gara di barche nella vicina isola di Malta, se ne segnalò una in grado di piazzarsi seconda su dieci equipaggi in gara: gli artefici di quell'impresa furono festeggiati alla grande, quasi come se avessero conquistato una medaglia olimpica.


Dagli anni Sessanta in poi Io scenario di gara si è spostato a Scalo Mandrie, a ridosso della zona archeologica di Portopalo dominata dall'isola di Capo Passero, dalla tonnara e dalle vasche dove gli antichi greci e romani lavoravano gli intestini di tonno e di sgombro, come descritto da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis historia", per trarne il garum, la salsa piccante molto ricercata a quei tempi. Lo spostamento fu determinato dalla realizzazione della strada di collegamento che rendeva possibile l'afflusso massiccio degli spettatori e da questo momento in poi si può parlare di una seconda fase storica del palio dove la forza delle braccia lascia sempre più spazio all'astuzia di gara. 

Ed è in questi anni che entrano nell'immaginario collettivo i nomi di alcune barche ancora oggi ricordate: "Asso di bastoni", "EI conquistador" e "Ariula", protagoniste di vere e proprie
volate al cardiopalma che terminavano spesso in scontri verbali o fisici. Una rivalità che riguardava, prima ancora che i rioni, le famiglie che puntavano a quello che era considerato dai pescatori portopalesi come lo scettro per eccellenza di cui andare fieri per dodici mesi. Si gareggiava soprattutto per mettersi in mostra al cospetto delle fidanzate che in giro si vedevano solo nei giorni di festa. In qualche edizione del palio si ritrovavano avversari persino i componenti della stessa famiglia che abitavano in zone diverse del paese. Non sono mancati i testa a testa tra fratelli e cugini ed era soprattutto questo fattore a tenere alto l'interesse per la gara che richiamava l'intero paese e molti abitanti dei comuni limitrofi.

Il "Palio del Mare" è stato soggetto all'interessamento di alcune testate giornalistiche estere: una rivista finlandese ha dedicato negli anni scorsi un servizio sulla corsa e sulle tradizioni marinare portopalesi che oggigiorno faticano a ritrovare lo splendore di un tempo.

"E a Scalo Mandrie lo scenario di metà agosto è sempre lo stesso, con il golfo omonimo preso d'assalto lungo il villaggio dei pescatori (quello che i portopalesi chiamano semplicemente "casuzze") e la costa delimitata a sinistra dallo stabilimento della tonnara e a destra dall'Isola di Capo Passero, entrambe di proprietà del cavaliere Bruno di Belmonte, mentre la piccola statua di Maria "Stella Maris" sembra vigilare sui navigatori che nel breve ed impegnativo spazio di gara si contendono l'ambito trofeo tra l'entusiasmo degli spettatori pronti ad applaudire vincitori e vinti" (Sergio Taccone).

(tratto dall'articolo "Portopalo, sfida a colpi di remi" di Sergio Taccone, pubblicato sul quotidiano "La Sicilia" di domenica 12 Agosto 2001)